SCATOLE CINESI

i racconti del maestro

La risposta migliore

Il Maestro si ritirò a meditare con i suoi quattro migliori allievi. Per raggiungere il massimo distacco dalle cose materiali, il Maestro impose a tutti di non parlare durante l’intera settimana che avrebbero trascorso assieme.

Il primo giorno passò, senza che nessuno proferisse parola. E così il secondo. La sera del terzo giorno, però, le lampade ad olio della stanza in cui si trovavano si erano quasi completamente consumate e la luce era diventata sempre più tenue.

Il primo discepolo fermò un servo e gli disse: “Regola quella lampada”. “Non avremmo dovuto rimanere in silenzio?”, domandò sconcertato il secondo. “Siete due stupidi. Zitti!”, sbottò arrabbiato il terzo. “Io sono l’unico che non ha parlato”, commentò soddisfatto il quarto.

Tutti si voltarono verso il Maestro, che, stringendo le labbra, li fissava severo. Allora i discepoli capirono che a volte la miglior risposta è il silenzio.

Il giorno in cui ci incontrammo per la prima volta fu quello in cui ufficializzammo il nostro fidanzamento. Sin dal mattino, nella casa dei miei genitori si percepiva una grande agitazione. Tutti attorno a me correvano in direzioni imprecisate parlando ad alta voce e gesticolando nervosi. Mio padre voleva che apparissimo più ricchi di quello che realmente eravamo, mentre mia madre ci teneva che facessi un’ottima impressione sulla famiglia della mia futura moglie ed in particolare su quella che sarebbe diventata mia suocera.

Quando arrivammo a casa di lei, la sua famiglia sembrava addirittura più nervosa della mia. Ci sedemmo tutti attorno ad un grande tavolo, io al centro e lei di fronte a me. Le nostre famiglie erano lì intorno e si scambiavano battute, abbracci e sorrisi troppo plateali per essere sinceri. La vidi per la prima volta: era bella, il viso dolce ed il sorriso timido ma sicuro. Ne rimasi subito affascinato.

Tutti attendevano con impazienza che ci parlassimo, ma noi continuavamo a fissarci in silenzio. Il vociare dei nostri parenti si fece più rumoroso, quasi isterico; poi, di colpo, nella stanza calò un grande silenzio carico di tensione. Mia madre si era bloccata in un mezzo inchino, rigida come una statua di terracotta, mentre mio padre strapazzava nervosamente una colomba di carta rossa tra le mani. Il mio futuro suocero stringeva la mano della moglie talmente forte che le dita le erano diventate bianche.

Dopo un istante che durò un’eternità, senza distogliere lo sguardo l’uno dall’altra, ci alzammo in piedi e, mentre le nostre mani si stringevano per la prima volta, mi piegai in avanti; sempre in silenzio, la baciai sulle labbra. In un attimo la stanza si riempì di nuovo di un coro di voci e risate gioiose.

I racconti sono ispirati a 101 storie Zen, NYOGEN SENZAKI e PAUL REPS (a cura di), trad. di ADRIANA MOTTI, ed. Piccola Biblioteca Adelphi, Milano 1973.

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