SCATOLE CINESI

i racconti del maestro

Il Maestro cinese

Si diceva che il Maestro avesse più di cento anni. Nonostante l’età, però, tutti i giorni aiutava i suoi discepoli nei lavori quotidiani: arava i campi, potava gli alberi, raccoglieva i frutti e le foglie cadute. I suoi allievi, temendo che tutti quegli sforzi lo affaticassero troppo e sapendo che sarebbe stato inutile consigliargli di smettere, decisero di nascondere gli attrezzi al Maestro.

Quel giorno il Maestro non mangiò. Digiunò anche l’indomani. E il giorno successivo ancora. I suoi discepoli, credendo che il Maestro fosse in collera con loro per non aver trovato gli attrezzi, li rimisero al loro posto.

Il giorno seguente, il Maestro lavorò e mangiò come sempre. La sera stessa, istruì i propri allievi, pronunciando una semplice frase: “Chi non lavora, non mangia”.

Nella vita ho avuto la sfortuna – o il privilegio – di fare moltissimi lavori, anche i più umili. Una volta lasciata la casa di mia madre, mi sono ritrovato tra milioni di uomini che, come me, tentavano disperatamente di aggrapparsi a qualunque attività, più o meno legale, che permettesse loro di riempirsi la pancia. Ogni mattina ricominciava la nostra personale lotta per la sopravvivenza.

Ricordo come se fosse ieri il mercato del pesce della grande città. L’odore di mare e di morte che ti restava nelle narici, il fango che inghiottiva le bancarelle nelle giornate di pioggia e la danza incessante delle mosche che erano ovunque. La mia giornata cominciava prestissimo, quando le navi rientravano al porto, e non finiva se non quando tramontava il sole e l’ultima rete era stata riparata. Il tempo libero non esisteva, neppure quando tornavo “a casa”, ovvero lo scantinato che condividevo con altre cinque persone a fianco di una delle vie più trafficate della città.

Sul marciapiede, accanto all’entrata del palazzo, c’era un mendicante; lo vedevo ogni giorno chiedere l’elemosina con il capo chino ed una piccola ciotola di legno appoggiata vicino ai piedi sporchi. Ogni mattina, la vista del mendicante mi ricordava l’importanza di ritornare a spaccarmi la schiena tra i banconi maleodoranti del porto. La mia ciotola non sarebbe mai stata vuota.

I racconti sono ispirati a 101 storie Zen, NYOGEN SENZAKI e PAUL REPS (a cura di), trad. di ADRIANA MOTTI, ed. Piccola Biblioteca Adelphi, Milano 1973.

 
 
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